domenica 13 luglio 2014

L’Alto Reno ha Saturno contro?

La strana concomitanza di due disgrazie: a Porretta quella delle Terme e al Corno quella degli impianti...
E’ stata una doppia brutta notizia quella ricevuta nei primi giorni di luglio da porrettani e lizzanesi: la Società delle Terme ha portato i libri in tribunale e l’Ente Parco ha revocato l’opzione - che doveva durare altri 4 anni - al gestore degli impianti sciistici, mettendo a rischio (anche se Ceccoli e Torri sono sicuri di no) la prossima stagione. Per chi ci crede, si potrebbe pensare ad una negativa congiunzione astrale. 

Ma senza scomodare Saturno, bestia nera dei seguaci degli oroscopi, ci sono cause precise che determinano le crisi, e queste cause precise sono più o meno sotto gli occhi di tutti. Tra Porretta e gli investitori che hanno rilevato la new-co delle Terme non è mai corso buon sangue. E questo è noto. Sul dispiacere per il fallimento della Società Terme di Porretta  prevale quasi la gioia di chi non vedeva l’ora che queste persone se ne andassero. Una certa dose di fatalismo fa dire a molti: “peggio di così non si poteva trovare. Chiunque arrivi sarà meglio di chi sta per andarsene”. Ma questo è un pensiero sbagliato. Anche se il management delle Terme non è mai entrato nel cuore dei porrettani, anche se ha fatto di tutto per rendersi antipatico, questo modo di pensare è sbagliato e non prospetta nulla di buono per chi verrà (se e quando verrà). Nessun imprenditore acquisterebbe sapendo di avere un ambiente ostile. Quanto invece all’Hr, l’Srl di Luigi Biagi che in questi ultimi 4 anni ha comunque garantito decorosamente lo svolgimento delle stagioni invernali al Corno, sarebbe opportuno che il presidente dell’Ente Parco Ceccoli (e la stessa neo-sindaco Elena Torri) spiegassero che cosa ha fatto di tanto grave l’attuale gestore per essere cacciato  in così malo modo. Per ora si sa solo di un debito di circa 100mila euro (un po’ meno secondo Luigi Biagi, che ammette debiti verso la Cooperativa). Ma a rileggere le dichiarazioni di Ceccoli, si afferma che “presto il debito rientrerà”. Infatti l’ente Parco ha già chiesto di incassare la fidejussione a suo tempo presentata da Biagi. Manca un pezzo della storia e sarebbe interessante se qualcuno la spiegasse. Frattanto l’Ente Parco ha diffidato Biagi dall’incassare per la vendita dei pass stagionali, che contratto alla mano doveva partire entro il 20 luglio. Biagi non ha digerito per niente quella che definisce senza mezzi termini “un’angheria ed una carognata”. Se Ceccoli, in accordo con il sindaco Elena Torri, ha deciso di far fuori Biagi per lanciarsi verso un bando che appare a molti avventuroso, farebbe bene a fornire dettagli, per convincere tutti che non lo è. In giro c’è infatti molta preoccupazione. Chi agisce a ragion veduta, non dovrebbe avere problemi a spiegare la scelta di interrompere un contratto, anche se può essere interrotto in assenza di mancanze del gestore. Facendo le cose in questo modo si fa pensare che la figura del nuovo gestore ci sia già e che un pre-accordo sia stato concluso sottobanco, alla faccia del bando.

Tornando alla vicenda del fallimento delle Terme, mentre Biagi non avrebbe mai voluto perdere il contratto come gestore, avendoci investito (dice) due milioni in quattro anni, Lapilli ha gettato la spugna portando i libri in tribunale. E lo ha fatto subito dopo aver dichiarato un esubero di 58 dipendenti. La Società delle Terme, lo ricordiamo, è la new-co che ha acquistato il Castanea con un mutuo di circa 7 milioni dalla bad-co in mano a Checcoli, che ha così ridotto la sua esposizione con la banca. Il fatturato della società fallita non supera i 4 milioni. Se il commissario liquidatore troverà un acquirente, questo dovrà sobbarcarsi solo un paio di milioni di perdite registrate nel triennio, forse anche meno se sono state ripianate dai soci. Ma soprattutto dovrà subentrare al mutuo di 7 milioni dell’Hotel ex Castanea. Difficilmente si farà carico di quegli esuberi, 58 ex lavoratori stagionali assunti qualche anno fa a tempo pieno, che sono un fardello insostenibile per chiunque amministrerà la società. Va anche ricordato che la proprietà delle sorgenti è della bad-co, anche se la concessione è stata data alla new-co. La bad-co ha 15 milioni circa di debiti ma ha un certo patrimonio immobiliare (Puzzola, Salus e Terme alte), che se oggi non rende niente, ed anzi costa da mantenere, un domani potrebbe riprendere valore. Cosa che sperano le banche creditrici dei 15 milioni, che hanno appunto gli immobili come garanzia. Non si può dunque escludere che dietro al fallimento ci sia una regia (lo stesso Checcoli?), visto che ogni anno deve ripianare le perdite in ragione  del 30% della quota detenuta, mentre per il 70% dovrebbe ripianare Lapilli. Chi rileverà la società fallita, quasi certamente confermerà i  58 esuberi, per riassumerne qualcuno solo come stagionale. Quanto all’albergo, nelle condizioni in cui si trova non farà mai il tutto esaurito, visto che il 70% delle 130 camere è da rifare.

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