domenica 26 maggio 2013

Bazzano, il 2 giugno 27^ Festa della salute alla Rocca dei Bentivoglio


Il 2 giugno 2013, a partire dalle 9.30, si terrà alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Bologna) la 27^ edizione della FESTA DELLA SALUTE, organizzata dall’Associazione Ting Spazzavento, che quest’anno avrà per tema “Coltivare il benessere”.
Come di consueto, il ricco programma (consultabile al sito www.newting.org) prevede conferenze, gruppi esperienziali, laboratori, consulenze e trattamenti individuali, con la partecipazione di esperti nonché di docenti e operatori bionaturali della scuola di naturopatia di Bologna (www.scuoladinaturopatia.it).
Fra i numerosi relatori parteciperanno medici noti alla cittadinanza fra cui Erus Sangiorgi, Sabine Eck, Marcella Brizzi, Silvana Santoro e Stefano Rimondini, affermati terapeuti psico-corporei fra cui Maddalena Monari e Maurizio Stupiggia, artisti e maestri di musica applicata al benessere come Monika Paul, Luca Vignali e Giovanna Giovannini.
La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Bazzano, della Fondazione della Rocca e del Centro Natura di Bologna.
L’ingresso è gratuito; la fruizione di alcuni eventi è a contributo associativo e maggiori dettagli saranno reperibili al sito www.newting.org e durante la manifestazione.
Un’atmosfera festosa e consapevole caratterizza l’evento più esteso e collaudato del ‘Popolo di TING’, gente curiosa e predisposta allo scambio di esperienze, domande e conoscenze nella ricerca e realizzazione di una più elevata qualità di vita e benessere per tutti.

TING SPAZZAVENTO è un’associazione che opera nel campo della prevenzione e dell'educazione alla salute. Dà spazio a molteplici punti di vista senza necessariamente condividerne metodi e contenuti, auspicando spirito critico e consapevolezza nei partecipanti.

L'associazione annovera medici, naturopati, operatori in diverse discipline naturali e persone che amano interessarsi alla conoscenza di sé e al benessere che deriva da una vita più in sintonia con la natura.

Amianto sul lungo Setta, uno studio di ARPA del 2004 dimostra che in tutto l’Appennino bolognese sono presenti grandi concentrazioni di ofioliti. Ma gli esperti di Arpa e USL dicono che non ne sapevano niente…

Gli affioramenti di ofioliti (rocce con amianto) segnalate
nelle zone della Variante di Vaslico sulle carte
di uno studio dell'ARPA del 2004
“Amianto da queste parti? E chi lo sapeva?” E stato questo per tutta la serata il leit motiv degli esperti di Arpa e Ausl, durante il pubblico incontro tenuto a Pian di Setta il 23 maggio. Ma è falso che nessuno sapeva, come dimostra lo studio distribuito a giornalisti e residenti da Orietta Sala dell’Arpa di Reggio Emilia, che dello studio è stata coordinatrice e che riferirà, nei prossimi giorni, sui campioni di terriccio all’amianto portati a Reggio Emilia per essere analizzati. I campioni sono stati raccolti in queste settimane nelle zone coperte dal 30 marzo scorso con enormi teli. Inoltre sono state allestite due postazioni con pompe che convogliano l’aria attraverso filtri che poi verranno analizzati in laboratorio per misurare la quantità di aerodispersione di fibre d’amianto e l’eventuale pericolosità per chi le respira.
Quanto allo studio, che fu commissionato nel 2004 dalla Regione, basta guardare la Cartografia allegata per scoprire che la forte concentrazione in tutto l’Appennino bolognese di affioramenti di ofioliti, cioè di rocce contenenti amianto, è ben nota da almeno 9 anni, cioè da quando è stato pubblicato lo studio. Strano che la curatrice del volume Orietta Sala, che stava dietro al tavolo degli esperti la sera del 23 maggio, non abbia aperto bocca per smentire i suoi colleghi e dire come stanno realmente le cose. Infatti nella cartografia allegata al volume gli affioramenti di ofioliti sono segnati con grande evidenza ed occupano aree vastissime della montagna bolognese, in particolare proprio nella zona  attraversata dagli scavi della Variante di Valico. E se tale tipi di rocce sono affioranti, non  occorreva molto intuito per supporne la presenza, in grande concentrazione, anche nei substrati a qualche decina di metri di profondità, dove sono al lavoro le talpe che scavano le gallerie della Variante. A meno che qualcuno non dimostri il contrario, cioè che non c’è collegamento tra la composizione chimico-fisica della superficie e quella degli strati sottostanti.
Davanti ai residenti che chiedevano spiegazioni, tutti gli esperti in coro hanno sempre ripetuto, mentendo per tutta la sera, che “nessuno se lo poteva immaginare” che lì ci fosse amianto. Finchè a dirlo erano i sindaci di Monzuno e di Grizzana, la cosa è comprensibile, visto che non sono né chimici né geologi, anche se il loro compito sarebbe quello di tutelare la salute dei residenti. Ma se a dirlo sono funzionari di Arpa e USL, a chi serve questa menzogna? Chi vuole coprire? In effetti, l’impressione che tutti si sono fatti è che i tanto decantati “controlli a campione” svolti in questi anni da Arpa e da USL hanno fatto cilecca proprio sulla sostanza più pericolosa, più segnalata e per questo più facile da scoprire, cioè l’amianto. In una intervista esclusiva che ci ha rilasciato il 29 marzo il Direttore di Arpa Bologna, Maria Adelaide Corvaglia, si afferma testualmente che “da quando è stato attivato il deposito AD5 sul lungo Setta sono stati prelevati e analizzati almeno 300 campioni”. In un’altra intervista rilasciata dopo l’esplosione dell’allarme-amianto Corvaglia afferma quanto segue: “L'amianto non era un parametro previsto in quanto non era a conoscenza di ARPA la possibilità che il materiale scavato potesse contenerlo. Peraltro l'amianto è notoriamente un tema di carattere sanitario, in quanto il problema della sua pericolosità non sta nelle sue caratteristiche chimiche ma nelle sue caratteristiche strutturali intese come configurazione e dimensioni delle fibre”. Come dire: non l’abbiamo trovato perché non l’abbiamo cercato. E la stessa cosa è stata ripetuta la sera del 23 maggio davanti ai residenti sbigottiti. Ma se proprio l’Arpa ha fatto uno studio da cui risulta che l’Appennino bolognese è pieno di ofioliti contenenti amianto! "E se qualcuno doveva occuparsene, non eravamo noi". E chi era quindi? Infatti, a scoprire che c’erano abbondanti quantità di amianto tra i materiali sversati nell’area, è stata la ditta Vianini-Toto-Profecta e non Arpa e neanche la USL, che dovrebbe quanto meno tutelare i lavoratori del cantiere che da anni respirano  la polvere sollevata duranti gli scavi, nel trasporto e nella fase di stoccaggio.

Il volume distribuito l’altra sera s’intitola “Progetto regionale pietre verdi. Le ofioliti, la loro estrazione ed il problema amianto” e rappresenta la summa degli studi prodotti dalla Regione, frutto di una collaborazione tra ARPA, Servizio Sanitario regionale, Università di Parma e Università di Siena. Un volume fatto dall'Arpa ma sconosciuto alla stessa Arpa...
Lo studio, pubblicato nel 2004, produce dati raccolti in alcune cave di ofioliti delle province di Piacenza, Parma, Reggio e Modena tra il 2000 ed il 2002. Ed oltre ad essere ricchissimo di immagini, anche al microscopio, e di dati, mette in guardia sulla pericolosità per chi lavora nelle cave di estrazione di “ofioliti”. Lo studio presenta anche dati forniti dal Registro Mesoteliomi della Regione Emilia-Romagna (30 casi rilevati tra il 1996 ed il 2003 nelle province considerate) ed altre indagini epidemiologiche dell’Istituto Superiore di Sanità del decennio ’88-97. Resta il fatto che le esposizioni dei lavoratori in cava hanno dinamiche completamente diverse da quelle di scavi nel chiuso di gallerie, seguiti da trasporto dei detriti su nastri e su camion e dallo sversamento con ruspe in un’area di deposito di grande estensione e normalmente polverosa e ventilata. Non esiste infatti una letteratura scientifica sull’aerodispersione di fibre d’amianto per una casistica come quella del deposito AD5.

Infine resta il giallo sugli esami di laboratorio fatti eseguire da Vianini-Toto-Profecta lo scorso marzo, che hanno scatenato l’allarme-amianto. Secondo quegli esami, risultava "la presenza di actinolite nel terreno in concentrazione variabile tra 35,5 e 72,7 g/Kg, a fronte di un valore limite per la caratterizzazione dei cumuli di 1 g./Kg previsto dal D. Lgs. 152/06". La quantità di actinolite risultante da questi esami è assolutamente abnorme, e “non riscontrabile in tali quantità – come ha affermato la stessa Adelaide Corvaglia nell’intervista concessaci – neanche nelle cave di asbesto”. Messa in questi termini, la denuncia di quantità così eclatanti si configura sempre più come un sabotaggio ai danni di Società Autostrade da parte del consorzio appaltatore del cantiere che non come un allarme reale per i lavoratori e per i residenti. Vedremo i risultati dell’indagine della Procura, messa sul chi vive da un esposto del consigliere regionale M5S Andrea Defranceschi.

venerdì 24 maggio 2013

Amianto in Val di Setta, delusione tra i residenti dopo l’esposizione dei fatti da parte di USL e Arpa. L’Osservatorio Ambientale diserta l’incontro. Defranceschi: “Le analisi fatte dopo che i buoi sono scappati dalla stalla sono inutili”


Il “pubblico incontro”, promosso ieri sera alle Caselline di Pian di Setta dal sindaco di Monzuno Marco Mastacchi per tranquillizzare i residenti, ottiene il risultato opposto: quello di allarmare tutti.
Dopo una prima parte sonnacchiosa, in cui Gerosa per l’AUSL e Druglio per Arpa hanno praticamente ammesso che “non si sapeva nulla” sulla massiccia  presenza di ofioliti tra i materiali di scavo delle gallerie, la seconda parte della serata fa emergere tutta la preoccupazione dei residenti. “L’abbiamo saputo per caso”, ripetono varie volte i tecnici rispondendo alle domande, quasi stupiti dalla foga con cui molti residenti chiedono conto di come siano stati svolti i controlli di legge.
“Per anni avete accumulato milioni di tonnellate di detriti di scavo lungo il Setta” dice un residente di Grizzana “e dobbiamo credere che non avevate idea di che cosa potesse esserci in mezzo? Ma allora in che cosa consistono i vostri controlli, nell’analizzare quello che vi dice Società Autostrade?” chiede ai due funzionari uno dal pubblico. Ed i tecnici non sanno letteralmente che cosa rispondere. “Ma allora stasera che cosa siete venuti a dirci?” chiede una signora con la voce un po’ tremula per la rabbia più che per l’emozione. “Siamo qui per dire che presto saranno rese pubbliche le analisi dei campioni”, prova a dire

venerdì 17 maggio 2013

Monghidoro, attesa sabato 18 maggio verso le ore 15 la Mille Miglia, che proseguirà poi per Loiano, Pianoro e Bologna. Testimonial dell’edizione 2013 Jessica Rossi


Farà tappa nel bolognese sabato 18 maggio l’86esima Mille Miglia. Le auto storiche sfileranno alle 15 circa a Monghidoro, poi a Loiano, Pianoro per passare da Bologna alle 16.15. Poi proseguiranno il loro viaggio passando anche da Anzola e Crespellano.
Sono 375 le auto ammesse a partecipare alla Mille Miglia 2013, in rappresentanza di 30 paesi e selezionate esclusivamente tra i modelli che corsero la gara storica. La notte dell'arrivo della Mille Miglia 2012 fu proprio quella del terremoto. Per questo gli organizzatori hanno deciso per questa edizione di rendere omaggio a quelle terre e alle persone, così vicine al percorso e alla storia della gara, che erano state tanto duramente colpite. La testimonial sará Jessica Rossi, emiliana di Crevalcore che "di terremoto se ne intende", che ha portato a casa un fantastico oro alle Olimpiadi di Londra.
La corsa sarà anche in un'App che può essere scaricata dagli App store di tutto il mondo. I video della gara andranno sul Mille Miglia Channell di You Tube.

Week end, tempo ancora variabile in Emilia-Romagna. Nelle giornate di sabato 18 e domenica 19 maggio non mancheranno nuvole e piogge, ma ci saranno anche ampi rasserenamenti

L´afflusso di correnti instabili provenienti dal Mediterraneo determinerà, secondo ARPA ER, condizioni di variabilità perturbata durante il fine settimana. 
Nella giornata di sabato il maltempo apporterà locali rovesci in prevalenza sul settore occidentale della regione. La costa sarà parzialmente risparmiata, con mattino sereno, annuvolamenti irregolari dal pomeriggio e  possibilità di rovesci dopo il tramonto.  Domenica avremo nuvolosità variabile con piogge locali  sul settore occidentale ed occasionalmente sul settore centrale della regione, ma con  ampi rasserenamenti dal pomeriggio.  
Le temperature massime oscilleranno tra i 19-20 °C dell´entroterra ed i 23-24 °C della costa. Per il dettaglio delle previsioni regionali e provinciali consultare i bollettini meteo, le previsioni numeriche e le previsioni a lungo termine sul sito http://www.arpa.emr.it.

I bollettini meteo vengono redatti quotidianamente dalla sala operativa meteo  e aggiornati una o due volte al giorno. Le previsioni numeriche sono il risultato delle simulazioni effettuate con il modello numerico ad area limitata Cosmo-Lami, gestito da Arpa-Simc in consorzio con altri Enti meteorologici nazionali ed europei. Le previsioni a lungo termine sono redatte settimanalmente (fino a 15 e 30 giorni) e mensilmente (previsioni stagionali). Sono prodotti di tipo probabilistico derivanti da modelli matematici gestiti dal Centro meteorologico europeo di Reading, Uk.

Monzuno, predisposto da ARPA un proprio monitoraggio dell´aria, nei punti considerati potenzialmente più critici nell’area sul lungo Setta, per verificare la possibile dispersione di fibre di amianto nell’aria.

“Presenza di ofioliti negli scavi della Variante di Valico”, titola oggi un comunicato pubblicato sul sito di ARPA regionale.
“E´ necessario distinguere – prosegue il comunicato - tra amianto in forma lamellare/prismatica e in forma fibrosa. Una precisazione di ordine tecnico, dopo le recenti notizie di stampa: è necessario distinguere tra amianto in forma lamellare/prismatica e in forma fibrosa. Predisposto e avviato, di concerto con l’Ausl, un piano di campionamento e analisi Arpa delle terre di scavo e dell’aria, i cui risultati saranno resi pubblici appena disponibili.
Il 22 marzo 2013 l’impresa RTI (Vianini-Toto-Profecta) ha comunicato agli Enti competenti, fra cui Arpa Emilia-Romagna, che, a seguito di analisi delle terre provenienti dal lotto 6-7 della Variante di Valico, effettuate su richiesta dell’Ausl, avevano riscontrato nei referti analitici la presenza di amianto in concentrazioni piuttosto consistenti.
La presenza di amianto è strettamente dipendente dalle rocce scavate, ovvero dalla presenza in un tratto dello scavo di Ofioliti, minerali che possono contenere fibre di amianto,conosciute anche come “Pietre Verdi”.
L’Azienda Usl, fermo restando le immediate cautele che ha ritenuto opportuno mettere in campo fin da subito, dovendo più puntualmente delineare le condizioni di rischio per la salute, in primo luogo dei lavoratori, considerata la complessità del materiale analizzato, aveva chiesto ulteriori approfondimenti, rispetto ai dati dei primi certificati, per arrivare a definire una mappatura chiara delle aree critiche.
L’Impresa RTI (Vianini-Toto-Profecta), SPEA e Autostrade hanno prodotto e inviato nuovamente agli Enti interessati ulteriori aggiornamenti sui campionamenti effettuati sulle stesse terre e sulle ulteriori indagini analitiche commissionate alle Università di Firenze e Milano.
Gli esiti analitici delle Università hanno radicalmente ridimensionato le prime verifiche distinguendo la forma fibrosa, riconosciuta pericolosa per la salute, da quella lamellare/prismatica, che non comporta effetti dannosi per la salute, poiché non rilascia nell’aria fibre inalabili.
Naturalmente l´enorme distanza tra le conclusioni dei primi accertamenti e quelli certificati dalle Università ha portato Arpa e Ausl a valutare con attenzione le modalità con cui continuare gli approfondimenti per giungere a un quadro definitivo, che dia la reale dimensione del problema. 
Arpa ha ritenuto, di concerto con Ausl, di mettere in atto un proprio piano di campionamento delle terre depositate presso l´AD5, predisposto secondo le informazioni recepite relativamente alla mappatura delle aree a più alto rischio per la possibile presenza di minerali contenenti amianto, con l’obiettivo di verificare la presenza e la relativa concentrazione di amianto come previsto dalle norme vigenti in materia.
I campioni saranno consegnati al laboratorio integrato Arpa di Reggio Emilia, riferimento per l’Emilia-Romagna per la ricerca dell’amianto nelle diverse matrici ambientali. I risultati dell’attività di campionamento e analisi saranno, appena disponibili, messi a disposizione dell´Ausl e degli altri Enti interessati.
Mentre si continua, quindi, la necessaria e complessa attività di approfondimento sulla presenza di amianto in fibre nel materiale scavato, per poter meglio definire quali azioni/atti intraprendere sulla base del reale rischio, si è predisposto un monitoraggio dell´aria, nei punti considerati potenzialmente più critici, per verificare la possibile dispersione di fibre di amianto nell’aria.

I filtri utilizzati per la raccolta di campioni di aria saranno analizzati da Arpa Sezione di Reggio Emilia, con conteggi in Microscopia Elettronica a Scansione.

Il monitoraggio dell’aria è già attivo. I risultati saranno ovviamente messi immediatamente a disposizione degli Enti.

Sciolta da un decreto regionale la Comunità Montana della Valle del Reno


Con un decreto del 14 maggio scorso, la Regione Emilia-Romagna ha sciolto la Comunità montana della Valle del Reno che riuniva Camugnano, Castel d'Aiano, Castel di Casio, Gaggio Montano, Granaglione, Grizzana Morandi, Lizzano in Belvedere, Marzabotto, Porretta Terme, Vergato, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro e Castiglione dei Pepoli.
Si tratta del primo passo per la costruzione di una nuova Unione tra gli stessi comuni nella valle del Reno, per risparmiare nei costi di gestione e liberare risorse per la cura del territorio, i servizi alla persona e il sostegno alle imprese. L'Unione subentrerà alla Comunità montana nella proprietà del patrimonio e nella gestione del personale (garantito il posto di lavoro).
"La decisione della Regione - sottolinea Sandra Focci, sindaco di Vergato e presidente della Comunità montana - è conforme a quanto auspicato dalla maggioranza dei Comuni della Valle del Reno". "La Regione - spiega la vice presidente della Giunta regionale Simonetta Saliera - sta proseguendo sulla strada di un serio riordino amministrativo dei nostri territori per avere istituzioni sempre più efficienti e vicine ai cittadini e alle imprese. In tempo di crisi è giusto ottimizzare le risorse. Con la nascita delle Unioni, i Comuni manterranno i servizi e gli sportelli vicini ai cittadini, mentre centralizzeranno gli uffici interni".

Ospedale di Vergato, dalle 14 alle 18 esercitazione di “grande emergenza”. Nessuna sospensione dell’attività ordinaria


Oggi, dalle 14 alle 18, al Pronto Soccorso dell’ospedale di Vergato verrà effettuata una esercitazione per testare il Piano di emergenza interna per massiccio afflusso di feriti (PEIMAF), che l’Azienda USL di Bologna sta mettendo alla prova, gradualmente, in tutti i suoi ospedali.
L’esercitazione ha lo scopo di valutare la capacità di risposta delle strutture di soccorso sanitario a fronte di una maxi emergenza, caratterizzata da velocità e sproporzione tra  fabbisogni e risorse disponibili. 
A provare il piano e la reattività dell’ospedale, saranno anche le associazioni di volontariato delle Pubbliche Assistenze e della Croce Rossa Italiana, che contribuiranno non solo a dare supporto agli operatori aziendali ma anche a mettere a disposizione attori-volontari in grado di svolgere il ruolo di feriti.
Il Piano di Emergenza Interno per Massiccio Afflusso di Feriti aziendale prevede che in caso di Maxiemergenze i feriti vengano indirizzati prevalentemente all’ospedale Maggiore di Bologna. Tuttavia anche gli Ospedali della provincia possono essere coinvolti nella gestione complessiva dell’evento. L’ospedale di Vergato, per esempio, può avere una funzione di “triage” cioè da ospedale che assicura la stabilizzazione primaria dei pazienti, la loro rivalutazione clinica e, quando previsto, il trasferimento verso altre sedi di cura.
La simulazione non comporterà alcuna sospensione dell’attività ordinaria dell’ospedale.

Amianto sul Setta, "un contenuto enorme" secondo il Direttore di ARPA Adelaide Corvaglia, "si tratta di una percentuale di fibre che non si trova neanche nelle cave/miniere di asbesto". Ma "non eravamo a conoscenza della possibilità che il materiale scavato potesse contenere amianto", precisa. Dopo l’esposto in Procura del 7 maggio del Consigliere M5S Defranceschi l'intera area è stata messa sotto stretto controllo

Una delle zone coperte e recintate lungo il Setta contenenti
"enormi quantità di amianto". Foto del 14 maggio 2013

Abbiamo interpellato Adelaide Corvaglia, Direttore di ARPA Bologna, per capire che cosa si sta facendo tra Rioveggio e Pian di Setta dopo il ritrovamento di grandi quantità di amianto tra le terre di scavo della galleria della Variante ammassate lungo l'alveo del fiume Setta. Viene anche annunciato, per la serata di oggi, un comunicato ufficiale di ARPA sui Piani di monitoraggio dell’aria e delle terre avviati dopo il ritrovamento, lo scorso 22 marzo, di un “contenuto enorme di amianto nei terreni di scavo”.
D. Secondo quanto affermato il 6 maggio scorso dall'Assessore regionale Lusenti in risposta ad un'interrogazione del Consigliere Andrea Defranceschi, risulta che all'inizio del marzo  scorso furono svolti campionamenti sui materiali depositati in AD5, "pervenuti il 21 marzo", che evidenziavano "la presenza di actinolite nel terreno in concentrazione variabile tra 35,5 e 72,7 g/Kg, a fronte di un valore limite per la caratterizzazione dei cumuli di 1 g./Kg previsto dal D. Lgs. 152/06". Per questi motivi, ampie zone dell'AD5 sono state coperte con enormi teli, tra la fine di marzo e i  primi giorni di aprile, per ridurre il rischio di inalazione, da parte di operai del cantiere e residenti, di amianto fibroso. Nell'intervista che ci ha rilasciato lo scorso 29 marzo, non vi è menzione di questi ritrovamenti nè delle indicazioni impartite alla ditta che opera nel cantiere per ridurre i rischi. Considerato che il Consigliere Defranceschi, insoddisfatto dalla risposta di Lusenti, ha presentato il 7 maggio scorso  un'esposto alla Procura della Repubblica ipotizzando responsabilità del sindaco di Monzuno, della Provincia, della Regione e dell'AUSL, le chiedo se può dirci se ARPA era al corrente dei ritrovamenti di amianto nelle quantità descritte e, se non lo era, come sta procedendo.

“Nell'intervista che lei mi ha proposto (lo scorso 29 marzo, n.d.r.) io ho risposto alle sue domande dicendo quello che fa ARPA nell'ambito dei nostri controlli sia sulle terre che sull'acqua del Setta. L'amianto non era un parametro previsto in quanto non era a conoscenza di ARPA la possibilità che il materiale scavato potesse contenerlo. Peraltro l'amianto è notoriamente un tema di carattere sanitario, in quanto il problema della sua pericolosità non sta nelle sue caratteristiche chimiche ma nelle sue caratteristiche strutturali intese come configurazione e dimensioni delle fibre. L'amianto nelle rocce ofiolitiche è un fenomeno naturale, queste rocce possono contenere amianto ma va stabilito se questo è in forma di fibre con certe caratteristiche dimensionali o in forma lamellare o cristallina, in quest'ultimo caso non vengono rilasciate fibre in aria e il problema sanitario non esiste. Per quanto sopra il tema è gestito prioritariamente dall'AUSL con particolare riguardo alla tutela dei lavoratori che sono i soggetti più a rischio, perchè più vicini nelle operazioni di scavo. Non sempre i materiali ofiolitici contengono amianto e non sempre, pur contenendolo, lo contengono nella forma considerata pericolosa per la salute. In marzo l'AUSL ha tuttavia chiesto di fare una verifica sui contenuti di amianto (anche se il termine "amianto" è un pò generico e fa riferimento a diverse specie e solo alcune tipologie di queste hanno le caratteristiche di pericolosità). Per il tema dell'amianto ARPA supporta la AUSL (e quasi sempre su sua richiesta) sia per la parte campionamento che per le analisi; il laboratorio è di riferimento a livello regionale per la ricerca dell'amianto su tutte le matrici (terreni, acqua, aria, ecc.). I risultati analitici vengono consegnati all'AUSL per le valutazioni sanitarie e gli eventuali provvedimenti. Immediatamente dopo entra in "gioco" il ruolo di ARPA per definire, sulla base delle caratteristiche analitiche del materiale, e per stabilire la destinazione del materiale. 
Il 22 marzo la Ditta ha effettuato una comunicazione a tutti, ARPA compresa, di questo contenuto enorme di amianto nei terreni di scavo. Tuttavia, la non chiarezza della metodologia di analisi, l'anomalia del dato (si tratta di una percentuale di fibre che non si trova neanche nelle cave/miniere di asbesto) e la necessità di capire meglio quali erano i terreni interessati dallo scavo delle rocce ofiolitiche e quale il reale rischio ha portato l'AUSL a cercare ulteriori approfondimenti sulla tipologia di "amianto" trovata dal laboratorio interpellato per verificare appunto la presenza di fibre aventi le caratteristiche di pericolosità che le dicevo sopra. 

La copertura dei cumuli è stata chiesta a puro scopo cautelativo, finchè non si ha maggiore chiarezza dei dati definitivi; i dati definitivi saranno dati prodotti da ARPA, in quanto stiamo effettuando tutte le indagini del caso e i tempi non sono strettissimi, in quanto l'analisi del contenuto di amianto fibroso nelle cosiddette "pietre verdi" è un procedimento estremamente complesso. 
Chiudo anticipando che in giornata facciamo un comunicato sul sito di ARPA, forse su ARPA/Bologna oppure anche su quello generale, in cui spieghiamo sinteticamente i fatti e quello che si è deciso di fare, cioè un monitoraggio dell'aria, già in corso, un Piano di campionamenti diffuso sulle terre e un controllo sulle acque a valle dell'impianto di potabilizzazione."