Diventerà per tutti “Miss Tortellina”. E’ la sorte
(meritata) di Lucia Antonelli. Dopo aver steso i suoi colleghi bolognesi nella
seconda serata di primarie felsinee, lo scorso 20 gennaio, ieri sera ha atteso
al varco i cugini modenesi ed ha steso anche quelli. E dopo tutti in fila a
congratularsi con lei. Proclamata vincitrice da una giuria popolare (200
persone) mangiante e votante, ora Lucia potrebbe anche vantarsi di essere stata
eletta a furor di popolo: ma non lo farà. Non è nelle sue corde. Non è nel suo
stile. Colta, di poche parole, Lucia è laureata all’ISEF, ma poi ha scelto di
tradire la spalliera svedese per la buona cucina. Già tutti la conoscevano,
anche fuori Castiglione, per la cacciagione, ben preparata e ottimamente
servita, e per i dolci e i gelati, verso cui ha una vera passione. Da oggi,
Lucia della Taverna del Cacciatore di Castiglione è anche la donna che sa fare
i tortellini come tutti li vorrebbero: delicati e leggeri ma saporiti, senza
prevalenza di qualcuno degli ingredienti del ripieno e con una sfoglia sottile,
esaltata da un brodo fantastico, non grasso, trasparente e con venature
dorate... Il pubblico presente nella Sala di Palazzo re Enzo, trasformata per
l’occasione in un Salone delle Feste Culinarie, con sfarzo di luci e scintillìo
di bicchieri, ha votato e scelto il tortellino di Lucia come miglior piatto tra
quelli finalisti, tutti peraltro di ottimo livello. Ma non abbastanza alto per
competere con l’unica donna in gara... Se è vero che gli chef sono nella
stragrande maggioranza uomini, Lucia ha dimostrato che potrebbe essere anche
una chef donna a scrivere le pagine più nobili della gastronomia. Lei è già su
quella strada, e si muove con femminile leggerezza. E’ dunque accaduto che il
tortellino bolognese di Castiglione dei Pepoli, che tanti forse immaginavano
ruspante perché montanaro, ha battuto il blasonato tortellino della “bassa”,
includendo nella “bassa” sia Bologna che Modena. E sia chiaro che Modena aveva
inviato come rappresentanza cinque tra i migliori chef basati sotto la Ghirlandina , quelli
del Consorzio di Ristoranti Modena a Tavola, mentre Bologna ha schierato i
finalisti delle due precedenti serate. Alla fine ha vinto Lucia, che oltre ad
essere orgogliosamente castiglionese è soprattutto orgogliosamente una donna.
“Stasera mi sono anche un po’ truccata”, ci ha confidato una mezz’oretta prima
del verdetto, uscendo un istante dalle cucine in pieno traffico. “L’ho fatto
così, mi andava di farlo…”, ha aggiunto, come per ridimensionare una
premonizione. Ed è tornata dentro, a dare una mano ai colleghi in gara,
lasciandosi dietro una risata argentina delle sue, con gli occhi che si
accendevano come per dire “anche se non vincessi io, il fatto di essere qui per
me vuol dire aver già vinto!”. Per questo la sera del 27 gennaio a Palazzo re
Enzo Lucia ha vinto due volte, come unica donna contro tutti uomini e come
castiglionese, perché così ha decretato il pubblico. E il pubblico di queste
cose ne capisce. Bravissima Lucia!
martedì 28 gennaio 2014
martedì 10 dicembre 2013
Unioni di Comuni, braccio di ferro tra Alto Reno e Regione
Difficile confronto
tra i 4 Comuni dissidenti e la Regione. E Nesti minaccia di impugnare, dopo il
testo della legge regionale, anche i
decreti successori
Dopo 4 ore serrate di confronto, lo scorso 22 novembre a
Silla, sul tema “Riordino amministrativo e Unioni di Comuni”, l’unica certezza
è che questa Unione non appassiona. Né chi la propone, né chi è chiamato a
ratificarla, né i cittadini che ne sono i destinatari. Il sentimento prevalente
nella comunità dell’Appennino Bolognese sembra essere quello di chi non vuole
“disturbare il manovratore”. Ed è ovvio che così facendo perderà il diritto di lamentarsi se qualcosa dovesse
andare storto.
Organizzato dall’Associazione Amici di Arrigo Carboni e
partecipato quasi solo da amministratori locali, con pochissimi cittadini “normali”, si è svolto lo scorso 22
novembre l’ennesimo incontro pubblico sul tema “delle Unioni e del riordino
amministrativo”, introdotto da Antonio Rubbi.
San Benedetto, il candidato Santoni: “puntiamo su sviluppo e lavoro”
Invitato a Castel dell’Alpi per parlare dei problemi del
lago, con l’occasione ha presentato la sua candidatura a sindaco ed ha avanzato
le prime proposte
A chi mi chiede da che parte sto” ha esordito Alessandro
Santoni, “dico che a livello locale sono importanti le scelte, che non sono né
di destra né di sinistra”.
L’occasione era data da un invito, rivolto il 28 novembre scorso al candidato
sindaco della lista Crescere Insieme dai cittadini di Castel dell’Alpi, per
fare il punto a seguito di una petizione inviata all’amministrazione comunale
per sollecitare interventi di manutenzione urgente del lago. Assente il sindaco, impegnato
la stessa sera a Qualto per informare i cittadini sulla riapertura della strada
che collega Madonna dei Fornelli con Montefredente, la scena è stata tutta per
il candidato Santoni. “Mi presento: ho 38 anni, lavoro al Comune di San Lazzaro
come ingegnere, e mi interesso da sempre dei problemi del territorio e degli
aspetti politici.
Ora mi sento pronto per occuparmene in prima persona. La
nostra azione, come lista civica, punta sullo sviluppo e sul lavoro, sui
servizi e sul contenimento dei costi e soprattutto su ambiente e territorio.
Pensiamo ad un’amministrazione al servizio dei cittadini, cosa che negli ultimi
anni è mancata”. La sala del bar Belvedere è piena, si contano una cinquantina
di persone. “Serve riattivare i canali comunicativi e relazionali. Per sviluppo
e lavoro intendo sostegno alle aziende del territorio e a chi vuole fare
impresa. Occorrerà potenziare i servizi esistenti e creare quelli che mancano.
Cercheremo di attrarre capitali privati e punteremo ad associarci alle amministrazioni
vicine”.
Il recupero del lago
“Per il recupero del lago saranno disponibili 10mila euro
all’anno versati dai gestori della centrale idroelettrica in progetto a valle
del lago, più altri 20mila circa versati da Hera per l’emungimento di acqua dal
Savena. Secondo le mie stime si potrà arrivare a disporre di altri 30mila euro
attraverso vari tipi di finanziamenti, quindi in totale di circa 60mila euro
all’anno, che potranno essere spesi per il recupero e la manutenzione del lago.
In un mandato fanno 300mila euro, che non sono tanti ma nemmeno pochi, e quindi
si potrà fare molto per ripulire il lago”.
Sollecitato dalle domande di un paio di cittadini, ha preso
le distanze dalle proposte del presidente dell’Associazione IDE’A, Roberto
Canapi, che con un intervento sul numero di novembre di questo notiziario aveva
suggerito alcune soluzioni di utilizzo della parte emersa del laghetto. “Per
quanto mi riguarda il lago va pulito e riportato allo stato in cui era 20 o 30
anni fa” ha detto. Si è poi anche smarcato da apparentamenti di qualsiasi tipo,
sia partitico che associativo, sostenendo che ascolta tutte le proposte senza
sposarne nessuna. Resta ora da vedere come si relazioneranno, con un candidato
che si proclama indipendente, le varie forze politiche, se si riconosceranno
nei suoi punti programmatici o se riterranno opportuno schierare candidati di
proprio gradimento. Il candidato a successore di Gianluca Stefanini (PD) non è
ancora stato indicato, anche se gira con insistenza il nome del vicesindaco e
quasi omonimo, Massimo Stefanini. Se fosse lui lo sfidante assisteremmo ad un
interessante duello tra due persone meno che quarantenni. Alla riunione non ha
potuto partecipare Massimo Simoncini, che da sempre si batte per il recupero
del lago.
Valorizzazione del rifiuto, da Monzuno arriva un progetto “doc”
Il sindaco Marco Mastacchi ha elaborato un progetto che punta sul coinvolgimento dei cittadini
Mentre il “Sistema Cosea” sembra avere imboccato il viale
del tramonto - dovrebbe sopravvivere solo Cosea Ambiente, mentre gli impianti
saranno venduti - a Monzuno si fanno le
prove e le esercitazioni sulla “disciplina del rifiuto”.
In un paio di occasioni pubbliche, il sindaco Marco
Mastacchi ha accennato i contenuti di una bozza, intitolata “Progetto
Valorizzazione Ambientale”, che riunisce i concetti cui l’amministrazione
intende ispirarsi, per ciò che riguarda la raccolta ed il trattamento dei
rifiuti.
Il documento, si precisa in municipio, non vuole essere in
antitesi con l’operato fin qui svolto dal Cosea, ma si pone come contributo,
poiché migliorare è sempre possibile, ed inoltre è doveroso, quando i dati
sulla raccolta differenziata mettono i Comuni della nostra montagna agli
ultimissimi posti nelle classifiche della provincia.
Del resto, attaccare Cosea in questo suo momento di estrema
debolezza sarebbe assolutamente cinico, e qui nessuno vuol fare del cinismo.
Mentre aspettiamo che la “bozza di Monzuno”, chiamiamola così, diventi un
documento vero e proprio, magari presentato ai cittadini con un pubblico
incontro al quale Mastacchi già dice di pensare, vediamo quali sono i temi
toccati dalla bozza.
La sua finalità dichiarata è “attivare un circuito virtuoso
di raccolta e utilizzo degli scarti biodegradabili, per la vendita di materia
prima e di produzione di energia elettrica e termica a fini pubblici, con il
coinvolgimento, anche economico, dei cittadini e delle realtà economiche del
territorio”.
Si tratta di un obiettivo ambizioso, anche se qua e là in
Italia e in Europa, ad esempio in Trentino Alto Adige, ma anche in Svizzera e
in Austria, esistono parecchi esempi di comunità che l’hanno perseguito e
raggiunto. Il bacino interessato dal progetto è sovracomunale: riguarda le
Valli del Savena, del Setta e del Sambro. Il cuore del progetto riguarda la
produzione di energia attraverso una centrale a Biogas, ottenuto dalla parte
umida della raccolta differenziata e dagli sfalci. Viene anche prevista una
rete di teleriscaldamento. La parte più innovativa del progetto è quella in cui
si immagina una stazione ecologica, nella quale i residenti conferiscono
spontaneamente i rifiuti, rigorosamente differenziati a fronte di un
riconoscimento economico. Non si deve trascurare, infatti, che il rifiuto ha un
valore, anche se viene “regalato”, da chi lo produce, alle società che sono
autorizzate alla raccolta. Se, per assurdo, i cittadini conferissero i rifiuti
là dove vengono trattati, anziché metterli nei cassonetti, si salterebbe un
intero pezzo della filiera del rifiuto, con
un risparmio non indifferente per la collettività. Ma qui conviene
aspettare fino a quando il progetto sarà presentato nella sua veste finale.
Certo l’elaborazione di simili progetti è un segnale che i tempi stanno
cambiando, e che alcune amministrazioni
guardano avanti per non farsi cogliere impreparate.
Ferrovia Porrettana: sostiene Per(e)i(ra)...
Riferendosi ai convogli eliminati, l’assessore parla di “soppressioni in calo”...
Bene ha fatto Franchi, vista anche la carica che riveste di
Assessore ai Trasporti della Comunità Montana, a scrivere a Peri, suo omologo
in Regione e titolare dei rapporti e di tutti gli accordi con Trenitalia. Ma Peri aveva già risposto ad un’interrogazione identica, fatta dal
consigliere regionale Naldi il 5 novembre. Questo ridimensiona la lettera di
Franchi come “atto dovuto”, al quale Peri girerà una risposta già confezionata.
Ma ci sono altre considerazioni che meritano risposte. Prima di tutto stupisce
che una simile lettera sia stata spedita dopo oltre due mesi dall’annuncio
della messa fuori servizio del binario. Le proteste dei pendolari furono
infatti contemporanee all’annuncio. Le
facili previsioni del Comitato Ferrovia Porrettana si avverarono subito, con
ritardi immediati per la mancata possibilità di incroci, soppressioni di treni
e peggioramento del servizio, già anche prima assai precario. Poi stupisce il silenzio del sindaco di
Vergato Sandra Focci, che della Comunità Montana è anche presidente. Per non
sembrare irriconoscente verso la liberalità di RFI, che di tasca sua finanzia 700mila euro di sottopasso al
parcheggio, Focci non prende posizione accanto agli utenti pendolari della Valle del Reno, e manda
avanti l’assessore competente. Dalla paladina dell’Unione dei Comuni, il
messaggio che arriva a chi abita nell’Alto Reno, già poco convinto che l’Unione a 13 farà gli interessi di
tutti, serve solo a far crescere i dubbi. Vediamo ora come la prosa acrobatica
dell’assessore Peri, nella seduta del Consiglio regionale del 5 novembre,
rispose all’interrogazione fatta dal consigliere Gian Guido Naldi. “Sicuramente non è l’assetto infrastrutturale
ideale prospettato in quello definitivo che si realizzerà solo se verranno rese
disponibili le risorse necessarie attualmente non previste in nessun atto,
neanche da RFI. L’attuale assetto è frutto di un necessario compromesso tra
l’assetto ideale della stazione di Vergato come punto di incrocio e le ridotte
risorse attualmente disponibili. Si è preferito in questa fase dare una prima
risposta alle esigenze degli utenti realizzando quindi il sottopasso che è
direttamente collegato con il parcheggio a servizio della stazione. La volontà
di arrivare a riattivare il secondo binario è stata più volte ribadita dalle
amministrazioni, Regione compresa, ma occorre evidenziare che anche altre
realtà in regione necessitano di interventi altrettanto, se non maggiormente,
prioritari. Si evidenzia tra l’altro che Vergato non è stata utilizzata per gli
incroci se non sporadicamente - questo negli ultimi anni, un periodo molto
lungo - essendo Riola e Pioppe di Salvaro, nella parte alta della linea,
deputate a tale funzione. Tratti di linea senza possibilità di incrocio di
lunghezza paragonabili a quelli della Porrettana sono uno standard abbastanza
diffuso sulla rete nazionale dove peraltro RFI sta riducendo i punti di
incrocio. In presenza di future risorse l’assetto definitivo prevederà la
realizzazione della banchina a servizio del binario 1 per migliorare l’accessibilità
al servizio ferroviario e la riattivazione del futuro binario 2 di incrocio
qualora si rendessero necessarie per un eventuale potenziamento dell’offerta.
Non è possibile in questo momento stante le attuali risorse disponibili sia da
parte di RFI sia da parte delle amministrazioni prevedere quando tali lavori
potranno essere programmati, né si può richiedere a RFI un impegno puntuale in
questo preciso momento. (omissis). Si ricorda inoltre che la linea Porrettana
mantiene alti standard di puntualità già entro i cinque minuti ponendosi al
primo posto tra le direttrici regionali. Si riconosce che tale livello è dovuto
anche alla regolarizzazione del servizio nella parte bassa dove la frequenza
dei treni è più elevata con la soppressione dei treni corti da e per
Marzabotto. Dopo periodi critici anche tali soppressioni stanno diminuendo”.
Questo sostiene Per(e)i(ra). Purtroppo,
che stiano diminuendo non pare proprio, e su varie cose ci sarebbe da dire.
Ferrovia Porrettana, Franchi scrive a Peri: “pessima pratica…”
RFI spende 700mila euro a Vergato. In cambio la Regione chiude un occhio
sullo smantellamento della Ferrovia Porrettana
Che la situazione della ferrovia Porrettana fosse delicata,
era noto da anni. Che lo scontento tra gli utenti fosse diffuso, e che le
risposte della Regione fossero rare e insufficienti, anche questo lo si sapeva.
Che infine le linee riservate ai pendolari sono poco redditizie, anche questo è
stato detto e ripetuto da Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. Quando poi è giunta notizia che a Vergato,
con l’occasione di accollare a RFI lo scavo del tunnel di sottopasso pedonale
tra stazione e parcheggio, veniva permesso alla stessa di smantellare uno dei
due binari che passano per la stazione, in tanti hanno sperato di aver capito
male. Oppure che si trattasse di uno scherzo. Né l’uno né l’altro. Era tutto
vero. Noi l’abbiamo subito denunciato sul numero di ottobre, titolando: “Messo
fuori esercizio il binario 1, funzionerà solo il binario 2, il perché non si
sa”.
I lavori, iniziati a metà settembre e che dovrebbero essere
completati entro il 2013, costano a RFI 700mila euro, di cui 70mila messi dalla
Regione. Ma quando la Regione
comunicò che un vecchio accordo del 2010 era stato integrato nel 2013 facendo
accollare a RFI questa spesa enorme per fare un sottopasso, la notizia destò
subito molti sospetti. Perché mai le Ferrovie spendono 700mila euro per un
sottopasso che interessa solo gli utilizzatori di un parcheggio comunale? Non
mancò tra gli utenti chi pensò che sotto
ci fosse uno “scambio merci”, costituito dal permesso, accordato dall’assessore
Peri a RFI, di smantellare la linea. Già cinque o sei anni fa, su questa stessa
linea, RFI estirpò 1 km
di doppio binario tra Casalecchio Garibaldi e Casalecchio Centro (peraltro in
una sezione in cui i piani della regione parlano di raddoppio). Successivamente
provarono ad eliminare l'incrocio a Riola, ma l’operazione non andò in porto.
Ora, forti del fatto di finanziare la realizzazione del sottopasso, hanno
ottenuto dalla Regione di mutilare la Porrettana all’altezza della stazione di Vergato.
A nulla sono valse le proteste dei comitati di pendolari.
L’AD di Trenitalia, ex sindacalista Filt CGIL, Mauro
Moretti, lo ha detto e ripetuto in tutte le salse: “le linee dei pendolari per
noi sono in perdita ed è meglio sostituirle con servizi di autobus”. Ma quando
si arriva al punto che la
Regione autorizza, tacendo, questa manovra, senza che nessun
amministratore emetta un fiato, allora significa che qualcuno è colluso.
L’unica voce fuori dal coro è quella di Romano Franchi,
sindaco di Marzabotto e assessore ai
trasporti (ancora per pochi giorni) dell’ormai disciolta Comunità Montana. Lo
scorso 22 novembre, Franchi ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera
abbastanza secca a Peri, a Venturi e a Davide Diversi, Direttore regionale di
Trenitalia. La lettera prende di petto i “lavori di ristrutturazione” della
stazione di Vergato, con la “realizzazione del sottopasso… che porterà notevoli
benefici per l’abitato di Vergato”. “Tuttavia, come previsto, è stato soppresso
il primo binario, per cui, visto che il terzo è in disuso, attualmente a
Vergato la linea è costituita da un solo binario. Ciò determina il verificarsi
di ulteriori disagi per l’impossibilità d’incrocio, per cui, molto spesso,
treni già in ritardo accumulano altri 10 o 20 minuti dovendo incrociare a
Pioppe o a Riola, con un peggioramento del servizio nel suo complesso.
Considerando che in una seconda fase l’accordo sottoscritto prevede la
realizzazione di un secondo binario e dei marciapiedi di servizio ai due binari
stessi, con la presente si chiede un incontro urgente per programmare la
realizzazione di quanto previsto.” La lettera parla poi di “ritardi inaccettabili
che continuano ad imperversare con tempi di percorrenza al di fuori di ogni
ragionevole standard”, e conclude così: “Alla luce quindi di un fenomeno
largamente prevedibile che causa non poche proteste da parte degli utenti e del
Comitato per la
Ferrovia Porrettana , questa Comunità Montana sottolinea la
necessità quanto meno di dare risposte certe alle nostre comunità”.
Ormai il gioco di Trenitalia è allo scoperto: peggiore è il
servizio, meno sono i passeggeri. E meno sono i passeggeri, prima si smantella
la linea per “calo degli utenti”.
domenica 24 novembre 2013
Unione dei Comuni, Patty Smith e "popolo bue"
![]() |
| Patty Smith. Nell'88 pubblicò l'album Dream of life, contenente il brano People have the Power |
Forse non è come canta Patty
Smith in “People have the Power”, cioè “il popolo ha il potere”. Oppure lo ha,
ma non lo esercita. E su una cosa Simonetta Saliera, la nostra Patty Smith
locale della politica, ha sicuramente
ragione: il tempo per chiarirsi le idee sull’Unione dei Comuni c’è stato ed è
già scaduto. Pensare adesso alle “specificità” dei diversi territori, stipati dentro all’armadietto dell’Unione
decisa a tavolino, non serve più. La vicepresidente della Regione ha ribaltato
addosso agli amministratori locali, rei di non aver saputo accordarsi tra loro
prima, la responsabilità per il decisionismo della Regione. Più del fatto se
una certa Unione sarà a 9 o a 13,
a 6 o a 4, colpisce l’assenza dei residenti nelle sedi
del dibattito. Anche venerdì 22 novembre nella Sala Civica di Silla ce n’erano
troppo pochi. Se anche questo non è la spia di uno scollamento tra istituzioni
e cittadini, come sostiene qualcuno,
resta il disinteresse per una questione che, in fondo, è sì molto “tecnica”, ma
cambierà molte cose nella vita di tutti. E qualcuno già rispolvera il concetto
del “popolo bue”...
Al di là del fatto che il tempo è
scaduto, se andiamo a vedere quali criteri ha applicato la Regione per decidere a
tavolino la composizione delle Unioni, vediamo che non mancano argomenti deboli
o un po’ forzati.
sabato 9 novembre 2013
Donini rieletto segretario PD, ma l’Alto Reno gli volta le spalle
Con 5.687 voti (81%) contro 1.329 (19%) del suo sfidante Luigi Tosiani, Raffaele Donini è stato confermato segretario provinciale del PD bolognese. I comunicati di via Rivani hanno sottolineato come il dato assoluto dei votanti sia in crescita rispetto all’ultimo congresso provinciale. Hanno votato infatti 7.208 iscritti (esclusi Imola e circondario), che hanno dato una notevole prova di vitalità del partito, che ha visto mobilitati i 37 circoli di Bologna e quelli di una trentina di comuni della provincia (Imola e circondario si gestiscono a parte). Il voto è stato ratificato nell’assemblea provinciale tenuta a fine ottobre all’Estragon, presenti i 400 delegati dei circoli, tra i quali il segretario Donini indicherà i primi 30 membri della Direzione provinciale, mentre altri 70 membri saranno indicati dai territori nelle prossime settimane. Un dato che colpisce è tuttavia quello dell’Alto Reno, dove Donini è stato sempre superato, assai nettamente, dal suo sfidante Tosiani, mentre a Vergato i risultati sono allineati con quelli complessivi. La tabella che segue mostra la scarsa popolarità di cui ha goduto sulla montagna bolognese alle recenti votazioni il segretario Donini, che può invece contare, sia a Vergato che a Grizzana Morandi, su consensi in linea col voto complessivo.
Donini Tosiani
CAMUGNANO 4 (10,5%) 34 (89,5%)
CASTEL D’AIANO 5 (41,7%) 7 (58,3%)
CASTEL DI CASIO 3 (7,7%) 36 (92,3%)
GAGGIO MONTANO 3 (37,5%) 5 (62,5%)
GRANAGLIONE 5 (41,7%) 7 (58,3%)
LIZZANO IN BELV. 6 (35,3%) 11 (64,7%)
PORRETTA TERME 10 (20,8%) 38 (79,2%)
GRIZZANA MOR. 33 (97%) 1 (3%)
VERGATO 43 (79,6%) 11 (20,4%)
giovedì 7 novembre 2013
Primo Consiglio dell’Unione dell’Appennino
| Solo i nove sindaci, qualche consigliere di minoranza e nessun cittadino al Consiglio d'insediamento dell'Unione dell'Appennino Bolognese |
L’incontro, a Vergato lo scorso 22 ottobre, ha avuto come grandi assenti i cittadini. All'Unione non aderiscono Camugnano, Lizzano, Granaglione e Porretta.
L’insediamento del Consiglio
dell’Unione dell’Appennino Bolognese, tenuto nella sala della Comunità Montana
di Vergato, è avvenuto in sordina lo scorso 22 ottobre, a partire dalle ore 18.
Alle 19 era già tutto finito. Presenti i 9 sindaci dei Comuni aderenti, oltre a
qualche consigliere di minoranza, quello che poteva essere un momento di
condivisione con i cittadini non è stato altro che un breve incontro formale
tra addetti ai lavori. Neanche un cittadino si è preso il disturbo di
intervenire. E’ un segno della distanza che separa questa nuova creatura
burocratica dal mondo reale? Forse. Certamente risponde al basso profilo,
scelto da chi ci amministra, nel tenere a battesimo, quasi di nascosto, questo
nuovo organismo, nato sulle spoglie della Comunità Montana. Quest’ultima è
stata invece sotterrata, si può dire, da viva, visto che era appena entrata a
regime dopo il dimezzamento e lo smembramento delle CM fatto 5 anni fa.
Accantonata per un momento la bagarre del “chi è dentro è dentro, chi è fuori è
fuori” (sono 4 alla fine i Comuni che hanno disubbidito alla legge regionale, e
tutti dell’Alto Reno), la nascita vera e propria è dunque avvenuta
nell’indifferenza generale, compresa quella dei genitori: nessuno è stato
mandato, né dalla Regione, a dire due parole di circostanza, né dalla
Provincia, che ora ha altri problemi, essendo vicina l’ora della sua
dissoluzione per lasciare posto alla “Città Metropolitana”. Con un discorso di
cinque minuti (che forse sarebbe stato di due se non fossero stati presenti due
giornalisti), la presidente della Comunità Montana nonchè sindaco di Vergato, Sandra
Focci, ha introdotto la votazione per alzata di mano per eleggere il presidente
del Consiglio: Salvatore Argentieri. Nessuna emozione particolare è stata
tradita dal neoeletto Presidente del Consiglio dell’Unione, nel suo breve
discorso di saluto. “Lo abbiamo scelto”, ha detto Sandra Focci prima di cedergli
il posto, “perché è il sindaco del
comune più piccolo dell’Unione, Castel d’Aiano”. Invece Lisetta Tanari,
nominata vicepresidente, “l’abbiamo scelta”, ha precisato sempre Focci, “perché
è sindaco di un comune dell’Alto Reno, Gaggio Montano, che ha accettato di
restare con noi nell’Unione”. Come dire: “chi sta con noi vince un premio”.
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