martedì 28 gennaio 2014

E se fosse la montagna la vera terra del buon mangiare? Lucia del Cacciatore di Castiglione è regina del vero Tortellino

Diventerà per tutti “Miss Tortellina”. E’ la sorte (meritata) di Lucia Antonelli. Dopo aver steso i suoi colleghi bolognesi nella seconda serata di primarie felsinee, lo scorso 20 gennaio, ieri sera ha atteso al varco i cugini modenesi ed ha steso anche quelli. E dopo tutti in fila a congratularsi con lei. Proclamata vincitrice da una giuria popolare (200 persone) mangiante e votante, ora Lucia potrebbe anche vantarsi di essere stata eletta a furor di popolo: ma non lo farà. Non è nelle sue corde. Non è nel suo stile. Colta, di poche parole, Lucia è laureata all’ISEF, ma poi ha scelto di tradire la spalliera svedese per la buona cucina. Già tutti la conoscevano, anche fuori Castiglione, per la cacciagione, ben preparata e ottimamente servita, e per i dolci e i gelati, verso cui ha una vera passione. Da oggi, Lucia della Taverna del Cacciatore di Castiglione è anche la donna che sa fare i tortellini come tutti li vorrebbero: delicati e leggeri ma saporiti, senza prevalenza di qualcuno degli ingredienti del ripieno e con una sfoglia sottile, esaltata da un brodo fantastico, non grasso, trasparente e con venature dorate... Il pubblico presente nella Sala di Palazzo re Enzo, trasformata per l’occasione in un Salone delle Feste Culinarie, con sfarzo di luci e scintillìo di bicchieri, ha votato e scelto il tortellino di Lucia come miglior piatto tra quelli finalisti, tutti peraltro di ottimo livello. Ma non abbastanza alto per competere con l’unica donna in gara... Se è vero che gli chef sono nella stragrande maggioranza uomini, Lucia ha dimostrato che potrebbe essere anche una chef donna a scrivere le pagine più nobili della gastronomia. Lei è già su quella strada, e si muove con femminile leggerezza. E’ dunque accaduto che il tortellino bolognese di Castiglione dei Pepoli, che tanti forse immaginavano ruspante perché montanaro, ha battuto il blasonato tortellino della “bassa”, includendo nella “bassa” sia Bologna che Modena. E sia chiaro che Modena aveva inviato come rappresentanza cinque tra i migliori chef basati sotto la Ghirlandina, quelli del Consorzio di Ristoranti Modena a Tavola, mentre Bologna ha schierato i finalisti delle due precedenti serate. Alla fine ha vinto Lucia, che oltre ad essere orgogliosamente castiglionese è soprattutto orgogliosamente una donna. “Stasera mi sono anche un po’ truccata”, ci ha confidato una mezz’oretta prima del verdetto, uscendo un istante dalle cucine in pieno traffico. “L’ho fatto così, mi andava di farlo…”, ha aggiunto, come per ridimensionare una premonizione. Ed è tornata dentro, a dare una mano ai colleghi in gara, lasciandosi dietro una risata argentina delle sue, con gli occhi che si accendevano come per dire “anche se non vincessi io, il fatto di essere qui per me vuol dire aver già vinto!”. Per questo la sera del 27 gennaio a Palazzo re Enzo Lucia ha vinto due volte, come unica donna contro tutti uomini e come castiglionese, perché così ha decretato il pubblico. E il pubblico di queste cose ne capisce. Bravissima Lucia!

martedì 10 dicembre 2013

Unioni di Comuni, braccio di ferro tra Alto Reno e Regione

Difficile confronto  tra i 4 Comuni dissidenti e la Regione. E Nesti minaccia di impugnare, dopo il testo della legge regionale,  anche i decreti successori

Dopo 4 ore serrate di confronto, lo scorso 22 novembre a Silla, sul tema “Riordino amministrativo e Unioni di Comuni”, l’unica certezza è che questa Unione non appassiona. Né chi la propone, né chi è chiamato a ratificarla, né i cittadini che ne sono i destinatari. Il sentimento prevalente nella comunità dell’Appennino Bolognese sembra essere quello di chi non vuole “disturbare il manovratore”. Ed è ovvio che così facendo perderà  il diritto di lamentarsi se qualcosa dovesse andare storto.
Organizzato dall’Associazione Amici di Arrigo Carboni e partecipato quasi solo da amministratori locali, con pochissimi  cittadini “normali”, si è svolto lo scorso 22 novembre l’ennesimo incontro pubblico sul tema “delle Unioni e del riordino amministrativo”, introdotto da Antonio Rubbi.

San Benedetto, il candidato Santoni: “puntiamo su sviluppo e lavoro”

Invitato a Castel dell’Alpi per parlare dei problemi del lago, con l’occasione ha presentato la sua candidatura a sindaco ed ha avanzato le prime proposte

A chi mi chiede da che parte sto” ha esordito Alessandro Santoni, “dico che a livello locale sono importanti le scelte, che non sono né di destra né di sinistra”.
L’occasione era data da un invito, rivolto il 28 novembre scorso al candidato sindaco della lista Crescere Insieme dai cittadini di Castel dell’Alpi, per fare il punto a seguito di una petizione inviata all’amministrazione comunale per sollecitare interventi di manutenzione urgente del lago. Assente il sindaco, impegnato la stessa sera a Qualto per informare i cittadini sulla riapertura della strada che collega Madonna dei Fornelli con Montefredente, la scena è stata tutta per il candidato Santoni. “Mi presento: ho 38 anni, lavoro al Comune di San Lazzaro come ingegnere, e mi interesso da sempre dei problemi del territorio e degli aspetti politici.
Ora mi sento pronto per occuparmene in prima persona. La nostra azione, come lista civica, punta sullo sviluppo e sul lavoro, sui servizi e sul contenimento dei costi e soprattutto su ambiente e territorio. Pensiamo ad un’amministrazione al servizio dei cittadini, cosa che negli ultimi anni è mancata”. La sala del bar Belvedere è piena, si contano una cinquantina di persone. “Serve riattivare i canali comunicativi e relazionali. Per sviluppo e lavoro intendo sostegno alle aziende del territorio e a chi vuole fare impresa. Occorrerà potenziare i servizi esistenti e creare quelli che mancano. Cercheremo di attrarre capitali privati e punteremo ad associarci alle amministrazioni vicine”.

Il recupero del lago

“Per il recupero del lago saranno disponibili 10mila euro all’anno versati dai gestori della centrale idroelettrica in progetto a valle del lago, più altri 20mila circa versati da Hera per l’emungimento di acqua dal Savena. Secondo le mie stime si potrà arrivare a disporre di altri 30mila euro attraverso vari tipi di finanziamenti, quindi in totale di circa 60mila euro all’anno, che potranno essere spesi per il recupero e la manutenzione del lago. In un mandato fanno 300mila euro, che non sono tanti ma nemmeno pochi, e quindi si potrà fare molto per ripulire il lago”.
Sollecitato dalle domande di un paio di cittadini, ha preso le distanze dalle proposte del presidente dell’Associazione IDE’A, Roberto Canapi, che con un intervento sul numero di novembre di questo notiziario aveva suggerito alcune soluzioni di utilizzo della parte emersa del laghetto. “Per quanto mi riguarda il lago va pulito e riportato allo stato in cui era 20 o 30 anni fa” ha detto. Si è poi anche smarcato da apparentamenti di qualsiasi tipo, sia partitico che associativo, sostenendo che ascolta tutte le proposte senza sposarne nessuna. Resta ora da vedere come si relazioneranno, con un candidato che si proclama indipendente, le varie forze politiche, se si riconosceranno nei suoi punti programmatici o se riterranno opportuno schierare candidati di proprio gradimento. Il candidato a successore di Gianluca Stefanini (PD) non è ancora stato indicato, anche se gira con insistenza il nome del vicesindaco e quasi omonimo, Massimo Stefanini. Se fosse lui lo sfidante assisteremmo ad un interessante duello tra due persone meno che quarantenni. Alla riunione non ha potuto partecipare Massimo Simoncini, che da sempre si batte per il recupero del lago.



Valorizzazione del rifiuto, da Monzuno arriva un progetto “doc”

Il sindaco Marco Mastacchi ha elaborato un progetto che punta sul coinvolgimento dei cittadini

Mentre il “Sistema Cosea” sembra avere imboccato il viale del tramonto - dovrebbe sopravvivere solo Cosea Ambiente, mentre gli impianti saranno venduti  - a Monzuno si fanno le prove e le esercitazioni sulla “disciplina del rifiuto”.
In un paio di occasioni pubbliche, il sindaco Marco Mastacchi ha accennato i contenuti di una bozza, intitolata “Progetto Valorizzazione Ambientale”, che riunisce i concetti cui l’amministrazione intende ispirarsi, per ciò che riguarda la raccolta ed il trattamento dei rifiuti.
Il documento, si precisa in municipio, non vuole essere in antitesi con l’operato fin qui svolto dal Cosea, ma si pone come contributo, poiché migliorare è sempre possibile, ed inoltre è doveroso, quando i dati sulla raccolta differenziata mettono i Comuni della nostra montagna agli ultimissimi posti nelle classifiche della provincia.
Del resto, attaccare Cosea in questo suo momento di estrema debolezza sarebbe assolutamente cinico, e qui nessuno vuol fare del cinismo. Mentre aspettiamo che la “bozza di Monzuno”, chiamiamola così, diventi un documento vero e proprio, magari presentato ai cittadini con un pubblico incontro al quale Mastacchi già dice di pensare, vediamo quali sono i temi toccati dalla bozza.

La sua finalità dichiarata è “attivare un circuito virtuoso di raccolta e utilizzo degli scarti biodegradabili, per la vendita di materia prima e di produzione di energia elettrica e termica a fini pubblici, con il coinvolgimento, anche economico, dei cittadini e delle realtà economiche del territorio”.

Si tratta di un obiettivo ambizioso, anche se qua e là in Italia e in Europa, ad esempio in Trentino Alto Adige, ma anche in Svizzera e in Austria, esistono parecchi esempi di comunità che l’hanno perseguito e raggiunto. Il bacino interessato dal progetto è sovracomunale: riguarda le Valli del Savena, del Setta e del Sambro. Il cuore del progetto riguarda la produzione di energia attraverso una centrale a Biogas, ottenuto dalla parte umida della raccolta differenziata e dagli sfalci. Viene anche prevista una rete di teleriscaldamento. La parte più innovativa del progetto è quella in cui si immagina una stazione ecologica, nella quale i residenti conferiscono spontaneamente i rifiuti, rigorosamente differenziati a fronte di un riconoscimento economico. Non si deve trascurare, infatti, che il rifiuto ha un valore, anche se viene “regalato”, da chi lo produce, alle società che sono autorizzate alla raccolta. Se, per assurdo, i cittadini conferissero i rifiuti là dove vengono trattati, anziché metterli nei cassonetti, si salterebbe un intero pezzo della filiera del rifiuto, con  un risparmio non indifferente per la collettività. Ma qui conviene aspettare fino a quando il progetto sarà presentato nella sua veste finale. Certo l’elaborazione di simili progetti è un segnale che i tempi stanno cambiando, e che alcune  amministrazioni guardano avanti per non farsi cogliere impreparate.       

Ferrovia Porrettana: sostiene Per(e)i(ra)...

Riferendosi ai convogli eliminati, l’assessore parla di “soppressioni in calo”...


Bene ha fatto Franchi, vista anche la carica che riveste di Assessore ai Trasporti della Comunità Montana, a scrivere a Peri, suo omologo in Regione e titolare dei rapporti e di tutti gli accordi con Trenitalia. Ma Peri aveva già risposto ad un’interrogazione identica, fatta dal consigliere regionale Naldi il 5 novembre. Questo ridimensiona la lettera di Franchi come “atto dovuto”, al quale Peri girerà una risposta già confezionata. Ma ci sono altre considerazioni che meritano risposte. Prima di tutto stupisce che una simile lettera sia stata spedita dopo oltre due mesi dall’annuncio della messa fuori servizio del binario. Le proteste dei pendolari furono infatti contemporanee all’annuncio.  Le facili previsioni del Comitato Ferrovia Porrettana si avverarono subito, con ritardi immediati per la mancata possibilità di incroci, soppressioni di treni e peggioramento del servizio, già anche prima assai precario.  Poi stupisce il silenzio del sindaco di Vergato Sandra Focci, che della Comunità Montana è anche presidente. Per non sembrare irriconoscente verso la liberalità di RFI, che di tasca sua  finanzia 700mila euro di sottopasso al parcheggio, Focci non prende posizione accanto agli utenti  pendolari della Valle del Reno, e manda avanti l’assessore competente. Dalla paladina dell’Unione dei Comuni, il messaggio che arriva a chi abita nell’Alto Reno, già poco convinto  che l’Unione a 13 farà gli interessi di tutti, serve solo a far crescere i dubbi. Vediamo ora come la prosa acrobatica dell’assessore Peri, nella seduta del Consiglio regionale del 5 novembre, rispose all’interrogazione fatta dal consigliere Gian Guido Naldi.  “Sicuramente non è l’assetto infrastrutturale ideale prospettato in quello definitivo che si realizzerà solo se verranno rese disponibili le risorse necessarie attualmente non previste in nessun atto, neanche da RFI. L’attuale assetto è frutto di un necessario compromesso tra l’assetto ideale della stazione di Vergato come punto di incrocio e le ridotte risorse attualmente disponibili. Si è preferito in questa fase dare una prima risposta alle esigenze degli utenti realizzando quindi il sottopasso che è direttamente collegato con il parcheggio a servizio della stazione. La volontà di arrivare a riattivare il secondo binario è stata più volte ribadita dalle amministrazioni, Regione compresa, ma occorre evidenziare che anche altre realtà in regione necessitano di interventi altrettanto, se non maggiormente, prioritari. Si evidenzia tra l’altro che Vergato non è stata utilizzata per gli incroci se non sporadicamente - questo negli ultimi anni, un periodo molto lungo - essendo Riola e Pioppe di Salvaro, nella parte alta della linea, deputate a tale funzione. Tratti di linea senza possibilità di incrocio di lunghezza paragonabili a quelli della Porrettana sono uno standard abbastanza diffuso sulla rete nazionale dove peraltro RFI sta riducendo i punti di incrocio. In presenza di future risorse l’assetto definitivo prevederà la realizzazione della banchina a servizio del binario 1 per migliorare l’accessibilità al servizio ferroviario e la riattivazione del futuro binario 2 di incrocio qualora si rendessero necessarie per un eventuale potenziamento dell’offerta. Non è possibile in questo momento stante le attuali risorse disponibili sia da parte di RFI sia da parte delle amministrazioni prevedere quando tali lavori potranno essere programmati, né si può richiedere a RFI un impegno puntuale in questo preciso momento. (omissis). Si ricorda inoltre che la linea Porrettana mantiene alti standard di puntualità già entro i cinque minuti ponendosi al primo posto tra le direttrici regionali. Si riconosce che tale livello è dovuto anche alla regolarizzazione del servizio nella parte bassa dove la frequenza dei treni è più elevata con la soppressione dei treni corti da e per Marzabotto. Dopo periodi critici anche tali soppressioni stanno diminuendo”. Questo sostiene  Per(e)i(ra). Purtroppo, che stiano diminuendo non pare proprio, e su varie cose ci sarebbe da dire.


Ferrovia Porrettana, Franchi scrive a Peri: “pessima pratica…”

RFI spende 700mila euro a Vergato. In cambio la Regione chiude un occhio sullo smantellamento della Ferrovia Porrettana



Che la situazione della ferrovia Porrettana fosse delicata, era noto da anni. Che lo scontento tra gli utenti fosse diffuso, e che le risposte della Regione fossero rare e insufficienti, anche questo lo si sapeva. Che infine le linee riservate ai pendolari sono poco redditizie, anche questo è stato detto e ripetuto da Moretti, amministratore delegato di Trenitalia.  Quando poi è giunta notizia che a Vergato, con l’occasione di accollare a RFI lo scavo del tunnel di sottopasso pedonale tra stazione e parcheggio, veniva permesso alla stessa di smantellare uno dei due binari che passano per la stazione, in tanti hanno sperato di aver capito male. Oppure che si trattasse di uno scherzo. Né l’uno né l’altro. Era tutto vero. Noi l’abbiamo subito denunciato sul numero di ottobre, titolando: “Messo fuori esercizio il binario 1, funzionerà solo il binario 2, il perché non si sa”.
I lavori, iniziati a metà settembre e che dovrebbero essere completati entro il 2013, costano a RFI 700mila euro, di cui 70mila messi dalla Regione. Ma quando la Regione comunicò che un vecchio accordo del 2010 era stato integrato nel 2013 facendo accollare a RFI questa spesa enorme per fare un sottopasso, la notizia destò subito molti sospetti. Perché mai le Ferrovie spendono 700mila euro per un sottopasso che interessa solo gli utilizzatori di un parcheggio comunale? Non mancò tra gli utenti  chi pensò che sotto ci fosse uno “scambio merci”, costituito dal permesso, accordato dall’assessore Peri a RFI, di smantellare la linea. Già cinque o sei anni fa, su questa stessa linea, RFI estirpò 1 km di doppio binario tra Casalecchio Garibaldi e Casalecchio Centro (peraltro in una sezione in cui i piani della regione parlano di raddoppio). Successivamente provarono ad eliminare l'incrocio a Riola, ma l’operazione non andò in porto. Ora, forti del fatto di finanziare la realizzazione del sottopasso, hanno ottenuto dalla Regione di mutilare la Porrettana all’altezza della stazione di Vergato. A nulla sono valse le proteste dei comitati di pendolari.
L’AD di Trenitalia, ex sindacalista Filt CGIL, Mauro Moretti, lo ha detto e ripetuto in tutte le salse: “le linee dei pendolari per noi sono in perdita ed è meglio sostituirle con servizi di autobus”. Ma quando si arriva al punto che la Regione autorizza, tacendo, questa manovra, senza che nessun amministratore emetta un fiato, allora significa che qualcuno è colluso.
L’unica voce fuori dal coro è quella di Romano Franchi, sindaco di Marzabotto  e assessore ai trasporti (ancora per pochi giorni) dell’ormai disciolta Comunità Montana. Lo scorso 22 novembre, Franchi ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera abbastanza secca a Peri, a Venturi e a Davide Diversi, Direttore regionale di Trenitalia. La lettera prende di petto i “lavori di ristrutturazione” della stazione di Vergato, con la “realizzazione del sottopasso… che porterà notevoli benefici per l’abitato di Vergato”. “Tuttavia, come previsto, è stato soppresso il primo binario, per cui, visto che il terzo è in disuso, attualmente a Vergato la linea è costituita da un solo binario. Ciò determina il verificarsi di ulteriori disagi per l’impossibilità d’incrocio, per cui, molto spesso, treni già in ritardo accumulano altri 10 o 20 minuti dovendo incrociare a Pioppe o a Riola, con un peggioramento del servizio nel suo complesso. Considerando che in una seconda fase l’accordo sottoscritto prevede la realizzazione di un secondo binario e dei marciapiedi di servizio ai due binari stessi, con la presente si chiede un incontro urgente per programmare la realizzazione di quanto previsto.” La lettera parla poi di “ritardi inaccettabili che continuano ad imperversare con tempi di percorrenza al di fuori di ogni ragionevole standard”, e conclude così: “Alla luce quindi di un fenomeno largamente prevedibile che causa non poche proteste da parte degli utenti e del Comitato per la Ferrovia Porrettana, questa Comunità Montana sottolinea la necessità quanto meno di dare risposte certe alle nostre comunità”.
Ormai il gioco di Trenitalia è allo scoperto: peggiore è il servizio, meno sono i passeggeri. E meno sono i passeggeri, prima si smantella la linea per “calo degli utenti”.               


domenica 24 novembre 2013

Unione dei Comuni, Patty Smith e "popolo bue"

Patty Smith. Nell'88 pubblicò l'album Dream of life,
contenente il brano People have the Power
Forse non è come canta Patty Smith in “People have the Power”, cioè “il popolo ha il potere”. Oppure lo ha, ma non lo esercita. E su una cosa Simonetta Saliera, la nostra Patty Smith locale della politica,  ha sicuramente ragione: il tempo per chiarirsi le idee sull’Unione dei Comuni c’è stato ed è già scaduto. Pensare adesso alle “specificità” dei diversi territori,  stipati dentro all’armadietto dell’Unione decisa a tavolino, non serve più. La vicepresidente della Regione ha ribaltato addosso agli amministratori locali, rei di non aver saputo accordarsi tra loro prima, la responsabilità per il decisionismo della Regione. Più del fatto se una certa Unione sarà a 9 o a 13, a 6 o a 4, colpisce l’assenza dei residenti nelle sedi del dibattito. Anche venerdì 22 novembre nella Sala Civica di Silla ce n’erano troppo pochi. Se anche questo non è la spia di uno scollamento tra istituzioni e cittadini,  come sostiene qualcuno, resta il disinteresse per una questione che, in fondo, è sì molto “tecnica”, ma cambierà molte cose nella vita di tutti. E qualcuno già rispolvera il concetto del “popolo bue”...
Al di là del fatto che il tempo è scaduto, se andiamo a vedere quali criteri ha applicato la Regione per decidere a tavolino la composizione delle Unioni, vediamo che non mancano argomenti deboli o un po’ forzati.

sabato 9 novembre 2013

Donini rieletto segretario PD, ma l’Alto Reno gli volta le spalle



Con 5.687 voti (81%) contro 1.329 (19%) del suo sfidante Luigi Tosiani, Raffaele Donini è stato confermato segretario provinciale del PD bolognese. I comunicati di via Rivani hanno sottolineato come il dato assoluto dei votanti sia in crescita rispetto all’ultimo congresso provinciale. Hanno votato infatti 7.208 iscritti (esclusi Imola e circondario), che hanno dato una notevole prova di vitalità del partito, che ha visto mobilitati i 37 circoli di Bologna e quelli di una trentina di comuni della provincia (Imola e circondario si gestiscono a parte). Il voto è stato ratificato nell’assemblea provinciale tenuta a fine ottobre all’Estragon, presenti i 400 delegati dei circoli, tra i quali il segretario Donini indicherà i primi 30 membri della Direzione provinciale, mentre altri 70 membri saranno indicati dai territori nelle prossime settimane. Un dato che colpisce è tuttavia quello dell’Alto Reno, dove Donini è stato sempre superato, assai nettamente, dal suo sfidante Tosiani, mentre a Vergato i risultati sono allineati con quelli complessivi. La tabella che segue mostra la scarsa popolarità di cui ha goduto sulla montagna bolognese alle recenti votazioni il segretario Donini, che può invece contare, sia a Vergato che a Grizzana Morandi, su consensi in linea col voto complessivo.
                                                   Donini          Tosiani

CAMUGNANO             4 (10,5%)     34 (89,5%)
CASTEL D’AIANO       5 (41,7%)       7 (58,3%)
CASTEL DI CASIO      3 (7,7%)       36 (92,3%)
GAGGIO MONTANO   3 (37,5%)     5 (62,5%)
GRANAGLIONE          5 (41,7%)       7 (58,3%)
LIZZANO IN BELV.     6 (35,3%)      11 (64,7%)
PORRETTA TERME    10 (20,8%)  38 (79,2%)

GRIZZANA MOR.       33 (97%)      1 (3%)
VERGATO                   43 (79,6%)  11 (20,4%)



giovedì 7 novembre 2013

Primo Consiglio dell’Unione dell’Appennino

Solo i nove sindaci, qualche consigliere di minoranza e nessun
cittadino al Consiglio d'insediamento dell'Unione dell'Appennino Bolognese

L’incontro, a Vergato lo scorso 22 ottobre, ha avuto come grandi assenti i cittadini. All'Unione non aderiscono  Camugnano, Lizzano, Granaglione e Porretta.

L’insediamento del Consiglio dell’Unione dell’Appennino Bolognese, tenuto nella sala della Comunità Montana di Vergato, è avvenuto in sordina lo scorso 22 ottobre, a partire dalle ore 18. Alle 19 era già tutto finito. Presenti i 9 sindaci dei Comuni aderenti, oltre a qualche consigliere di minoranza, quello che poteva essere un momento di condivisione con i cittadini non è stato altro che un breve incontro formale tra addetti ai lavori. Neanche un cittadino si è preso il disturbo di intervenire. E’ un segno della distanza che separa questa nuova creatura burocratica dal mondo reale? Forse. Certamente risponde al basso profilo, scelto da chi ci amministra, nel tenere a battesimo, quasi di nascosto, questo nuovo organismo, nato sulle spoglie della Comunità Montana. Quest’ultima è stata invece sotterrata, si può dire, da viva, visto che era appena entrata a regime dopo il dimezzamento e lo smembramento delle CM fatto 5 anni fa. Accantonata per un momento la bagarre del “chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori” (sono 4 alla fine i Comuni che hanno disubbidito alla legge regionale, e tutti dell’Alto Reno), la nascita vera e propria è dunque avvenuta nell’indifferenza generale, compresa quella dei genitori: nessuno è stato mandato, né dalla Regione, a dire due parole di circostanza, né dalla Provincia, che ora ha altri problemi, essendo vicina l’ora della sua dissoluzione per lasciare posto alla “Città Metropolitana”. Con un discorso di cinque minuti (che forse sarebbe stato di due se non fossero stati presenti due giornalisti), la presidente della Comunità Montana nonchè sindaco di Vergato, Sandra Focci, ha introdotto la votazione per alzata di mano per eleggere il presidente del Consiglio: Salvatore Argentieri. Nessuna emozione particolare è stata tradita dal neoeletto Presidente del Consiglio dell’Unione, nel suo breve discorso di saluto. “Lo abbiamo scelto”, ha detto Sandra Focci prima di cedergli il posto, “perché è il sindaco del  comune più piccolo dell’Unione, Castel d’Aiano”. Invece Lisetta Tanari, nominata vicepresidente, “l’abbiamo scelta”, ha precisato sempre Focci, “perché è sindaco di un comune dell’Alto Reno, Gaggio Montano, che ha accettato di restare con noi nell’Unione”. Come dire: “chi sta con noi vince un premio”.