mercoledì 17 luglio 2013

Unione dei Comuni dell’Appennino, ora sono 9 su 13. Ma Porretta e Granaglione ricorrono al TAR, mentre la Regione risponde limitando le risorse ai comuni dissidenti

Agli 8 Comuni già favorevoli si è aggiunto in extremis anche Castel D’Aiano, che nei giorni scorsi si è espresso a favore dell’Unione dell’Appennino Bolognese. Resta invece fuori Camugnano, guidata dalla nuova giunta Del Moro, che si è espressa contro l’Unione. Mentre l’iniziativa di Camugnano potrebbe esaurirsi in una semplice presa di posizione, che non cambierà le cose rispetto alla sua adesione all’Unione imposta dalla regione, così non è per gli altri 3 comuni dissidenti, Porretta, Granaglione e Lizzano, che negli ultimi giorni hanno dato fuoco alle polveri facendo scoppiare una guerra a suon di carte bollate, ricorsi al TAR e controricorsi.
Lo scorso 21 giugno è stata depositato al TAR di Bologna, dai comuni di Porretta Terme e Granaglione, ricorso contro la delibera di Giunta regionale 286/2013 pubblicata il 25 marzo scorso. Tale delibera, nota come “Programma di riordino territoriale”, ha fissato, una volta per tutte, gli Ambiti associativi intercomunali per l’esercizio di funzioni e servizi comunali (e in prospettiva provinciali, visto che alla Provincia di Bologna subentrerà dal 1 gennaio 2014 la Città Metropolitana).
In particolare, la delibera 286 ha formalmente incluso Porretta Terme e Granaglione all’interno dell’Ambito di 13 comuni che fino a quel momento avevano fatto parte della Comunità Montana del Medio e Alto Reno, accogliendo quanto annunciato dalla L.R. 21/2013, e quindi ignorando il pronunciamento contrario dei Consigli Comunali.
La L.R. 21/2012 (nel frattempo già modificata su alcune questioni di dettaglio dalla L.R. 2/2013 del 29 marzo) stabiliva infatti, tra l’altro (art. 6), che “in presenza di una comunità montana l’ambito proposto deve comprendere, salvo deroghe, almeno tutti i comuni che già ne fanno parte”. Porretta Terme e Granaglione, come pure Lizzano in Belvedere e Camugnano, non hanno mai approvato l’adesione a tale Ambito, ma ciò è secondo la Legge regionale ininfluente, quindi ne faranno parte comunque. L’unica speranza che questi 4 Comuni hanno per restare, come chiedono, fuori dall’Ambito e dall’Unione, è vedere accolta dal TAR l’istanza di annullamento della delibera di Giunta 286, almeno per la parte che li riguarda, visto che la delibera (63 pagine) riconosce e istituisce 46 Ambiti in tutta la Regione. Di questi, almeno 36 sono quelli “sicuri”, cioè quelli che non hanno visto (serie) contestazioni. Mentre altri 10 Ambiti, tra cui appunto l’Ambito Appennino Bolognese, sono quelli creati d’autorità dalla Giunta Regionale, accogliendo a volte deroghe richieste da singoli Comuni, purchè compatibili col quadro tracciato dalla L.R. 21, ma più spesso ignorando richieste particolari di molti Comuni.
La risposta della Regione non si è fatta attendere. E’ infatti di due giorni fa la notizia di una modifica, approvata e inserita da Simonetta Saliera nella Legge Finanziaria, che obbliga tutti i Comuni ad avere quattro funzioni fondamentali svolte in forma associata entro l’Ambito ottimale previsto dalla regione entro il 1 gennaio 2014, pena la perdita di alcune risorse. Come dire che se Porretta e Granaglione perderanno tempo aspettando che il TAR si pronunci sul loro ricorso, resteranno fuori da alcuni finanziamenti, modesti ma non per questo meno preziosi, che avrebbero avuto restando nell’Unione. Resta ora da vedere come si comporteranno Lizzano e Camugnano.


E’ difficile prevedere quale sarà l’orientamento del TAR. Quello che sembra chiaro è però che annullare la delibera 286 significa rimettere in discussione la L.R. 21, di cui la delibera rappresenta la presa d’atto. Quindi non si capisce perché il ricorso al TAR è stato fatto dai due Comuni dissidenti contro una delibera e non contro la legge regionale cui la delibera si riferisce. Inoltre il ricorso di Porretta e Granaglione non è solo contro la Regione, ma anche contro la Comunità Montana (che però è già stata dichiarata estinta dalla Regione, e lo sarà formalmente all’insediamento del Consiglio dell’Unione) e infine contro il Comune di Vergato, cosa questa di cui non si riesce a comprendere il vero significato. Forse Vergato ha qualche interesse perché Porretta e Granaglione facciano a tutti i costi parte dell’Unione? E se anche così fosse, che potere ha un comune come Vergato per costringere Porretta e Granaglione? Comunque Vergato, per parte sua, ha già approvato una delibera consiliare per “resistere” in giudizio nel ricorso al TAR, approvando la spesa di circa 3.500 euro per pagare l’avvocato.

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